I rettili utili contro insetti e parassiti
I rettili sono alleati silenziosi, discreti e straordinariamente efficienti nella lotta naturale agli insetti e ai parassiti

Quando si parla di animali alleati dell'uomo nella lotta agli insetti e ai parassiti, il pensiero corre immediatamente ai più noti e celebrati: le rondini che cacciano le zanzare in volo, i pipistrelli che sorvegliano il buio delle notti estive, i ricci che pattugliano i giardini. I rettili, invece, sono spesso ignorati, temuti o semplicemente fraintesi. Eppure costituiscono uno dei gruppi di predatori più efficienti e silenziosi che la natura abbia messo a disposizione degli ecosistemi terrestri — e, indirettamente, dell'agricoltura e della vita domestica dell'uomo.

Lucertole, gechi, serpenti, orbettini e persino alcune specie di tartarughe terrestri svolgono un ruolo ecologico di straordinaria importanza nel controllo delle popolazioni di insetti, artropodi, molluschi e piccoli vertebrati considerati nocivi. In un'epoca in cui l'uso indiscriminato di pesticidi chimici ha dimostrato i suoi limiti in termini di tossicità ambientale, resistenza degli organismi bersaglio e impatto sulla biodiversità, riscoprire e valorizzare il contributo dei rettili al controllo biologico naturale non è un esercizio nostalgico, ma una risposta concreta e scientificamente fondata alle sfide dell'agricoltura sostenibile e della gestione integrata dei parassiti.

Questa guida si propone di esplorare in modo sistematico e approfondito le principali specie di rettili presenti in Europa, e in particolare in Italia, che contribuiscono attivamente alla riduzione delle popolazioni di insetti e parassiti, analizzando le loro abitudini alimentari, i loro habitat preferenziali, il loro valore ecologico e le modalità con cui favorirne la presenza e la riproduzione.

Perché i rettili sono predatori tanto efficaci

Prima di esaminare le singole specie, è utile comprendere perché i rettili siano predatori particolarmente preziosi nel controllo dei parassiti, distinguendosi in modo significativo dagli altri vertebrati insettivori.

Il metabolismo ectotermo è un vantaggio energetico enorme. I rettili sono animali a sangue freddo, o più correttamente ectotermi: regolano la loro temperatura corporea attraverso comportamenti di termoregolazione (esposizione al sole, ricerca dell'ombra, contatto con superfici calde o fredde) anziché attraverso la produzione interna di calore. Questo significa che il loro fabbisogno calorico è enormemente inferiore a quello di un mammifero o di un uccello di pari dimensioni. Una lucertola muraiola può sopravvivere e rimanere attiva con una quantità di cibo che sarebbe del tutto insufficiente per un passero. Di conseguenza, per mantenere stabile la propria popolazione, i rettili necessitano di una biomassa di prede molto inferiore rispetto ai vertebrati a sangue caldo, pur esercitando una pressione predatoria ugualmente significativa.

La discrezione e la staticità come strategia di caccia. Molte specie di rettili sono cacciatori aggiornati (sit-and-wait predators): rimangono perfettamente immobili per periodi anche molto lunghi, mimetizzati nell'ambiente, in attesa che la preda si avvicini spontaneamente. Questa strategia è energeticamente efficiente e consente di prelevare un'ampia varietà di prede senza dispendio eccessivo.

L'adattabilità degli apparati sensoriali. I rettili possiedono sistemi sensoriali straordinariamente raffinati: la lingua biforcuta dei serpenti e di molte lucertole percepisce con precisione eccezionale le molecole chimiche disperse nell'aria (vomeroflazione), consentendo di tracciare le prede anche in condizioni di scarsa visibilità. Alcune specie possiedono organi termosensoriali in grado di rilevare il calore emesso da prede endoterme.

La capacità di raggiungere microhabitat inaccessibili. Le dimensioni spesso ridotte e la morfologia appiattita o serpentiforme consentono ai rettili di insinuarsi in fessure, sotto pietre, nel terreno, tra le radici degli alberi e nelle anfrattuosità dei muri, raggiungendo prede che altri predatori non riuscirebbero mai a intercettare.

Le lucertole: sentinelle dei giardini e dei campi

Le lucertole rappresentano probabilmente il gruppo di rettili più direttamente e visibilmente utile all'essere umano nel controllo degli insetti. In Italia sono presenti diverse specie, tutte strettamente insettivore, tutte diurne e tutte estremamente efficienti nella caccia.

La lucertola muraiola — Podarcis muralis

La lucertola muraiola è forse il rettile più familiare agli italiani. La si incontra ovunque: sui muri di pietra a secco, sulle recinzioni, nei giardini, lungo i margini delle strade, sui bordi soleggiati delle ferrovie e sui ruderi di campagna. È un animale estremamente agile, veloce e territoriale, attivo dall'alba al tramonto nei mesi primaverili ed estivi.

Dal punto di vista alimentare, la lucertola muraiola è un predatore generalista di insetti e artropodi. La sua dieta comprende una gamma straordinariamente ampia di prede: formiche, afidi, coleotteri (incluse le larve), mosche, zanzare, cavallette, grilli, ragni, millepiedi, piccoli coleotteri del suolo e una varietà di microartropodi. È stato stimato che un singolo individuo adulto possa consumare, nell'arco di una stagione attiva, diverse migliaia di insetti. In un giardino medio, una buona popolazione di lucertole muraiole può contribuire in modo significativo alla riduzione degli afidi (catturandoli sia direttamente sulle piante sia intercettando le formiche che li allevano), delle mosche, delle cavallette e di molti coleotteri fitofagi.

Un aspetto particolarmente interessante è il comportamento di caccia lungo i muri e le superfici verticali: la lucertola muraiola pattuglia sistematicamente queste strutture, intercettando gli insetti che le percorrono o che vi si posano. I vecchi muri di pietra a secco, le recinzioni in mattoni e i ruderi sono habitat di elezione perché offrono insieme rifugi termici (le pietre si scaldano rapidamente al sole e cedono calore lentamente alla notte), siti di deposizione delle uova e abbondanza di prede nascoste tra le fessure.

La lucertola campestre — Podarcis siculus

La lucertola campestre, endemica della penisola italiana e delle isole (e ormai naturalizzata in diverse aree del mondo grazie alle introduzioni accidentali), è leggermente più grande e robusta della muraiola. Predilige gli ambienti aperti: campi incolti, bordi delle strade, scarpate erbose, vigneti e oliveti.

La sua dieta è simile a quella della muraiola, con una particolare preferenza per insetti di dimensioni medie come coleotteri, ortotteri e imenotteri. Nelle aree agricole, la lucertola campestre è un prezioso alleato: la sua presenza nei vigneti e negli oliveti contribuisce a mantenere sotto controllo le popolazioni di coleotteri fitofagi, di tignole e di altri insetti dannosi per le colture.

La lucertola verde — Lacerta bilineata (e Lacerta viridis)

La lucertola verde è la più grande delle lucertole italiane comunemente osservabili, potendo raggiungere i 40 centimetri di lunghezza totale inclusa la coda. Il maschio adulto sfoggia una colorazione verde vivace con macchiettature nere e una gola blu intensa durante il periodo riproduttivo: uno spettacolo cromatico che non ha rivali tra i rettili europei.

A differenza delle lucertole del genere Podarcis, la lucertola verde ha una dieta più ampia e variegata, che include oltre agli insetti anche altri invertebrati di dimensioni significative: grandi ragni, millepiedi, miriapodi, lombrichi, lumache e persino piccole lucertole. Questa maggiore taglia corporea le consente di predare prede più grandi, rendendola particolarmente preziosa nel controllo di insetti di dimensioni medie e grandi come le cavallette, gli imenotteri, i coleotteri adulti e i grandi bruchi.

Preferisce gli ambienti ecotonali — i margini tra bosco e spazio aperto — dove la presenza di siepi, cespugli spinosi (biancospino, rosa canina, rovi) offre rifugio e siti di nidificazione, mentre le radure adiacenti garantiscono abbondanza di prede e superfici di termoregolazione. In un giardino o in un'area agricola ben strutturata, la presenza di una siepe perimetrale in specie autoctone è sufficiente per attrarre e mantenere stabili le popolazioni di lucertola verde.

La lucertola degli arbusti — Lacerta agilis

La lucertola agile, come è talvolta chiamata, è diffusa nelle regioni settentrionali d'Italia e nell'arco alpino. Predilige gli ambienti erbosi aperti, le brughiere, i margini dei boschi e le zone di transizione tra prato e cespuglieto. La sua dieta è analoga a quella delle altre specie del genere Lacerta, con una forte componente di insetti, ragni e altri artropodi.


I gechi: i guardiani notturni

I gechi occupano una nicchia ecologica complementare a quella delle lucertole: mentre queste ultime sono attive di giorno, i gechi sono prevalentemente notturni, e la loro attività di caccia si concentra nelle ore in cui molti insetti fastidiosi per l'uomo sono più attivi.

Il geco comune — Tarentola mauritanica

Il geco comune, noto anche come "tarantola" (un nome che nulla ha a che fare con il ragno omonimo), è uno degli animali più utili che possano abitare le abitazioni umane nelle regioni mediterranee. Lo si trova sulle pareti esterne delle case, sui muri di cinta, sotto le tegole, nei vecchi edifici rurali e nei giardini. La sua capacità di aderire alle superfici verticali e persino ai soffitti, grazie alle caratteristiche lamelle adesive presenti sotto le dita, gli consente di cacciare in ambienti tridimensionali che altri predatori non possono raggiungere.

La dieta del geco comune è quasi interamente composta da insetti notturni: zanzare, falene, flebotomi, moscerini, blattodei (scarafaggi), coleotteri notturni, forficule e una grande varietà di mosche. Nei paesi mediterranei, da secoli la presenza del geco comune sulle pareti delle abitazioni è considerata di buon auspicio, e non a torto: un singolo geco posizionato vicino a una fonte luminosa esterna (lampade da giardino, luci di ingresso) è capace di consumare decine di zanzare e altri insetti per notte.

Un aspetto di particolare rilievo sanitario è la predazione dei flebotomi (pappataci), i piccoli ditteri vettori della leishmaniosi in area mediterranea. I gechi comuni sono attivi nelle stesse ore e negli stessi microhabitat frequentati dai flebotomi, e contribuiscono attivamente a ridurne le popolazioni locali. In un contesto in cui la leishmaniosi canina e umana rappresenta un problema sanitario crescente nell'Italia meridionale e nelle isole, il contributo ecologico del geco merita un riconoscimento esplicito.

Il geco verrucoso — Hemidactylus turcicus

Più piccolo e snello del geco comune, il geco verrucoso o geco turco è facilmente riconoscibile per la pelle traslucida, attraverso cui è possibile intravedere gli organi interni. Comune nelle regioni costiere del Sud Italia, in Sicilia e in Sardegna, condivide con il geco comune le stesse abitudini notturne e la stessa dieta insettivora. Le due specie coesistono spesso negli stessi ambienti, con una certa partizione delle risorse legata alle differenze di dimensioni corporee: il geco verrucoso tende a predare insetti più piccoli.


L'orbettino: il falso serpente nemico delle lumache

L'orbettino (Anguis fragilis, e la specie italiana Anguis veronensis) è forse il rettile europeo più frainteso. La sua morfologia serpentiforme — corpo allungato, assenza di arti visibili, movimento sinuoso — lo fa scambiare regolarmente per un serpente, con conseguente persecuzione da parte di chi teme i rettili senza zampe. In realtà, l'orbettino è una lucertola apoda, cioè una lucertola priva di arti, e come tutte le lucertole può perdere la coda (autotomia caudale) in caso di pericolo.

L'orbettino è un animale crepuscolare e notturno, che vive nascosto sotto i sassi, tra il fogliame decomposto, sotto le cortecce dei tronchi marci e nel terriccio umido dei boschi e dei giardini. È questo il segreto della sua utilità: frequenta esattamente gli stessi microhabitat in cui vivono i suoi principali alimenti — lumache, limacce, chiocciole, lombrichi, larve di insetti nel suolo, millepiedi e piccole larve di coleottero.

La predazione delle lumache e delle limacce è la prestazione ecologica più preziosa dell'orbettino in ambito orticolo e agricolo. Le lumache (Arion spp., Lehmannia spp., Limax spp.) sono tra i parassiti più devastanti per gli orti: distruggono le piantine nelle prime fasi di sviluppo, forano i frutti, erodono le foglie e possono azzerare in poche notti il lavoro di settimane. I molluschicidi chimici disponibili in commercio sono tossici non solo per le lumache ma anche per i lombrichi, i ricci, i cani e i gatti. L'orbettino, al contrario, le predica in modo selettivo, è completamente innocuo per l'uomo e non danneggia in alcun modo le piante.

Un singolo orbettino adulto, che può sopravvivere per oltre trent'anni in condizioni favorevoli, rappresenta un investimento ecologico di straordinario valore per un orto o un giardino. Favorirne la presenza è semplice: è sufficiente mantenere angoli del giardino con accumuli di pietre, ceppi di legno marcescente, mucchi di foglie secche e zone di terreno non trattato chimicamente. L'orbettino troverà da sé questi rifugi e vi si stabilirà volentieri.


I serpenti: i controllori dei roditori e degli insetti grandi

I serpenti sono i rettili che più di tutti suscitano diffidenza e paura irrazionale nell'uomo. Eppure, dal punto di vista ecologico, rappresentano uno dei meccanismi di controllo biologico più potenti ed efficienti disponibili negli ecosistemi terrestri. In Italia, quasi tutte le specie di serpenti presenti sono completamente innocue per l'uomo e svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio ecologico.

Il biacco — Hierophis viridiflavus

Il biacco è il serpente più comune e più grande dell'Italia peninsulare, potendo raggiungere i 150-200 centimetri di lunghezza. È un animale diurno, velocissimo, agile e dagli occhi grandi e vivaci, adattati a una caccia visiva attiva. Non è velenoso: cattura le prede per costrizione o semplicemente mordendole e ingoiandole vive.

La dieta del biacco è estremamente varia e comprende lucertole, piccoli mammiferi (topi, arvicole, toporagni), uccelli nidificanti a terra, uova, raganelle e insetti di grandi dimensioni come cavallette, grilli e coleotteri di taglia maggiore. Nelle aree agricole, il biacco è un prezioso alleato nella riduzione delle popolazioni di topi campestri e arvicole, che possono causare danni ingenti alle colture, alle riserve di granaglie e alle strutture degli edifici rurali. Un biacco adulto che frequenta stabilmente un'area agricola o un vigneto consuma nel corso di un anno diverse decine di piccoli roditori, contribuendo a mantenerne le popolazioni sotto il livello di danno economico.

La sua vivacità e la velocità dei movimenti lo fanno sembrare aggressivo agli occhi dell'osservatore inesperto, ma in realtà il biacco morde solo se catturato o strettamente angolato senza via di fuga. In ogni altro contesto preferisce la fuga rapida alla difesa.

Il colubro liscio — Coronella austriaca

Il colubro liscio è un serpente di dimensioni medie (raramente supera i 70 centimetri), con corpo robusto e testa leggermente appiattita. È un predatore specializzato: la sua dieta è composta prevalentemente da lucertole, orbettini e piccoli serpenti, ma include anche piccoli roditori e nidiacei. Preda le lucertole con un tecnica di costrizione, avvolgendo le prese intorno alla preda prima di inghiottirla.

Il suo ruolo ecologico è più indiretto rispetto a quello del biacco: predando le lucertole, contribuisce a regolare anche le loro popolazioni, mentre predando i piccoli roditori partecipa al controllo delle infestazioni. È una specie schiva e riservata, difficilmente osservabile a causa delle sue abitudini crepuscolari e della tendenza a nascondersi sotto le pietre e nel terreno.

Il colubro di Esculapio — Zamenis longissimus

Il serpente di Esculapio, non a caso scelto come simbolo della medicina fin dall'antichità, è un elegante serpente di grandi dimensioni (fino a 150 centimetri), dal corpo snello e dalla colorazione olivastra o brunastra con riflessi metallici. È un abile scalatore e frequenta frequentemente i cespugli, gli arbusti e persino gli alberi da frutto, dove caccia nidiacei di uccelli e piccoli roditori.

Nelle aree agricole e nei giardini, il colubro di Esculapio è un efficace predatore di topi e arvicole. La sua abilità nell'arrampicarsi sulle strutture verticali gli consente di raggiungere topi e ratti anche nei depositi, nei fienili e nei granai, ambienti tipicamente difficilmente accessibili ad altri predatori.

Il colubro verdeggiante — Hierophis gemonensis

Diffuso prevalentemente nel Sud Italia, in Sicilia e lungo la costa adriatica, il colubro verdeggiante è una specie affine al biacco, con dieta simile e abitudini ecologiche comparabili. È un cacciatore attivo diurno che preda principalmente lucertole, piccoli roditori e insetti di grandi dimensioni.

La natrice dal collare — Natrix natrix

La natrice dal collare, facilmente riconoscibile per il caratteristico collare chiaro (giallo, arancio o bianco) che decora la nuca, è il serpente acquatico per eccellenza dell'Europa. Frequenta le rive dei corsi d'acqua, le sponde dei laghi, le zone umide, i canali irrigui e gli stagni. La sua dieta è composta prevalentemente da anfibi (rane, rospi, tritoni) e piccoli pesci, ma include anche lombrichi, insetti acquatici e loro larve.

In un ecosistema agricolo irriguo, la natrice dal collare svolge un ruolo importante nel controllo delle larve di insetti acquatici, molte delle quali (larve di zanzara, larve di chironomi, larve di efemerotteri) sono considerate problematiche o fastidiose. Contribuisce inoltre alla regolazione delle popolazioni di rane, che a loro volta svolgono un importante ruolo di controllo degli insetti.

La natrice tassellata — Natrix tessellata

Ancora più acquatica della natrice dal collare, la natrice tassellata è specializzata nella predazione di piccoli pesci e anfibi. È presente principalmente nel Nord e Centro Italia, lungo i corsi d'acqua a regime torrentizio e nei laghi prealpini. Il suo ruolo nel controllo degli insetti è più indiretto, ma contribuisce all'equilibrio degli ecosistemi acquatici.

Il saettone — Zamenis lineatus (Sud Italia e Sicilia)

Il saettone, endemico dell'Italia meridionale e della Sicilia, è un serpente robusto e muscoloso, con dieta prevalentemente a base di piccoli mammiferi. È considerato tra i più efficaci controllori naturali dei topi nelle aree agricole del Mezzogiorno. Come il biacco, è completamente innocuo per l'uomo.



Il ramarro: il predatore degli insetti grandi

Il ramarro (Lacerta viridis nelle regioni orientali, Lacerta bilineata in quelle occidentali) è già stato brevemente citato tra le lucertole verdi. Merita però un approfondimento specifico per la sua efficacia contro gli insetti di grandi dimensioni.

Il ramarro è il più grande lacertide europeo in senso stretto, potendo superare i 40 centimetri. Le potenti mascelle gli consentono di neutralizzare prede che per le lucertole più piccole sarebbero inaccessibili: grosse cavallette e grilli, coleotteri adulti di taglia grande (scarabei, cerambicidi), grossi ragni, millepiedi, lumache e persino piccoli roditori e nidiacei di uccelli. In alcune osservazioni è stata documentata la predazione di calabroni e vespe, afferrate con rapidità fulminea prima che possano reagire.

Nelle campagne vitate e olivetate del Sud Italia, del Centro e delle coste liguri, il ramarro è un prezioso alleato dei viticoltori perché predica numerosi coleotteri fitofagi, tra cui alcune specie di crisomelidi e curculionidi che attaccano le foglie e i germogli della vite.


La tartaruga di Hermann: un caso particolare

Tra i rettili italiani, la tartaruga di Hermann (Testudo hermanni) occupa una posizione peculiare. Non è primariamente insettivora — la sua dieta è prevalentemente erbivora — ma non di meno consuma opportunisticamente una serie di invertebrati considerati parassiti degli orti e dei giardini: lumache, limacce, larve di insetti del suolo e, occasionalmente, millepiedi e woodlice.

Il suo lento incedere attraverso la vegetazione la porta a incontrare e consumare lumache e limacce con una certa regolarità, soprattutto nelle ore mattutine e serali, quando questi molluschi sono attivi. In un orto o in un giardino mediterraneo, la presenza di una tartaruga di Hermann libera di muoversi contribuisce modestamente ma costantemente alla riduzione dei molluschi fitofagi.

È fondamentale ricordare che la tartaruga di Hermann è una specie protetta a livello nazionale e internazionale (Convenzione di Berna, Direttiva Habitat) e che la detenzione di esemplari selvatici è vietata. Solo gli esemplari nati in cattività e regolarmente certificati possono essere legalmente detenuti.

Come favorire la presenza dei rettili in giardino e in campagna

Il contributo dei rettili all'agricoltura integrata

La gestione integrata dei parassiti (IPM, Integrated Pest Management) è l'approccio agronomico che mira a ridurre al minimo l'uso di pesticidi chimici, privilegiando il controllo biologico, culturale e fisico. In questo contesto, i rettili rappresentano un componente naturale del controllo biologico che non richiede investimenti economici, non sviluppa resistenze, non lascia residui nelle colture e non produce effetti secondari sull'ambiente.

Numerose ricerche hanno documentato la correlazione tra la presenza di popolazioni sane di lucertole nelle aree agricole e la riduzione delle popolazioni di insetti fitofagi. Uno studio condotto in vigneti spagnoli ha evidenziato come la presenza di Podarcis muralis e Lacerta bilineata fosse associata a una significativa riduzione della pressione da parte di coleotteri e afidi rispetto ai vigneti dove i rettili erano assenti o rari a causa dell'uso intensivo di erbicidi e insetticidi.

Il meccanismo è duplice: da un lato la predazione diretta degli insetti adulti, dall'altro la predazione delle larve e delle uova nel suolo da parte di specie come l'orbettino, che opera in profondità nella lettiera e nel terriccio.

La perdita di popolazioni di rettili nelle aree agricole a causa dell'uso intensivo di pesticidi, della semplificazione del paesaggio, della rimozione di siepi, muretti a secco e zone di margine, ha contribuito ad aumentare la pressione parassitaria sulle colture, creando un circolo vizioso che richiede sempre maggiori quantità di insetticidi.

La valorizzazione dei rettili come alleati naturali nella lotta ai parassiti passa necessariamente per la creazione e il mantenimento di habitat favorevoli alla loro presenza. Le azioni concrete che un privato, un agricoltore o un amministratore pubblico può intraprendere sono numerose e spesso semplici.

Conservare e creare muretti a secco. I muretti di pietra a secco sono uno degli habitat più preziosi per le lucertole: offrono rifugi, siti di termoregolazione, anfratti per la deposizione delle uova e abbondanza di invertebrati tra le pietre. Un muretto a secco ben esposto al sole è capace di sostenere densità di lucertole molto elevate.

Lasciare accumuli di pietre e tronchi. Cataste di pietre, ceppi di legno marcescente, tronchi lasciati sul terreno sono habitat ideali per l'orbettino e per i serpenti. Creando deliberatamente questi microhabitat in angoli del giardino o ai margini di un campo, si offre rifugio e zone di caccia a questi preziosi predatori.

Mantenere zone di margine e siepi in specie autoctone. Le siepi composte da biancospino, rosa canina, ligustro, sambuco e altre specie arbustive autoctone offrono rifugio, alimentazione (tramite gli invertebrati che vivono nella siepe) e corridoi di spostamento per i rettili. Nei paesaggi agricoli frammentati, le siepi sono essenziali per la connettività delle popolazioni.

Ridurre o eliminare l'uso di pesticidi. I pesticidi non uccidono solo gli insetti bersaglio: riducono la disponibilità di prede per i rettili, causano intossicazioni indirette (bioaccumulo) e alterano profondamente la struttura delle comunità di invertebrati di cui i rettili si nutrono. La riduzione dell'uso di insetticidi e erbicidi crea le condizioni per il recupero delle popolazioni di rettili.

Proteggere i rettili dalla persecuzione diretta. I serpenti vengono ancora oggi uccisi sistematicamente in molte aree rurali per ignoranza o paura. La diffusione di una cultura di rispetto verso questi animali, partendo dalle scuole e dalle comunità locali, è una componente essenziale della loro conservazione.

Evitare l'introduzione di predatori alloctoni. Gatti domestici lasciati liberi di vagare sono tra i principali predatori di lucertole e serpenti. Cani di grossa taglia possono distruggere i nidi di tartarughe. La gestione responsabile degli animali domestici è quindi una misura di conservazione dei rettili selvatici.

Creare pozze e zone umide. Per favorire la presenza delle natrici e di specie come il ramarro, che si abbevera spesso, la creazione di piccole pozze d'acqua permanente in prossimità di aree boscate o di siepi è un intervento semplice ed efficace.


I rettili e la normativa di protezione in Italia

Tutti i rettili selvatici presenti in Italia sono protetti dalla legge. La Legge n. 157 del 1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) esclude esplicitamente i rettili dalla categoria degli animali cacciabili e ne vieta la cattura, il danneggiamento e la detenzione senza specifiche autorizzazioni. La Direttiva Habitat (92/43/CEE) e la Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica europea garantiscono ulteriore protezione a livello europeo, con diverse specie italiane incluse negli allegati che ne prevedono la protezione rigorosa.

Uccidere, catturare, disturbare o detenere un serpente selvatico, una lucertola, un orbettino o una tartaruga di Hermann trovati in natura è quindi un reato perseguibile dalla legge italiana. Questa normativa non è solo un vincolo formale, ma riflette il riconoscimento del valore ecologico di questi animali e della necessità di tutelarne le popolazioni a fronte di un declino generalizzato a livello europeo.

Le minacce che colpiscono i rettili italiani

Per comprendere pienamente il valore dei rettili come alleati naturali e la necessità di proteggerli, è utile avere un quadro delle principali minacce che ne mettono a rischio le popolazioni.

Perdita e frammentazione dell'habitat. L'intensificazione agricola, l'espansione urbana e la semplificazione del paesaggio hanno eliminato o ridotto drasticamente i microhabitat utilizzati dai rettili: muretti a secco, siepi, zone di margine, aree incolte. La frammentazione dell'habitat impedisce la connettività tra le popolazioni, portando all'isolamento genetico e all'estinzione locale.

Uso di pesticidi. Gli insetticidi e gli erbicidi impoveriscono le comunità di invertebrati che costituiscono la base alimentare dei rettili insettivori. I rodenticidi (veleni per topi) accumulati nelle prede dei serpenti provocano intossicazioni secondarie nelle specie che si nutrono di roditori.

Traffico veicolare. Un numero enorme di rettili muore ogni anno sulle strade, investiti dai veicoli durante gli spostamenti stagionali o durante la termoregolazione mattutina sull'asfalto riscaldato.

Persecuzione diretta. Nonostante la normativa di tutela, la persecuzione deliberata dei serpenti (e in misura minore degli altri rettili) da parte dell'uomo rimane un fattore di mortalità significativo in molte aree rurali.

Cambiamenti climatici. L'alterazione dei pattern stagionali, le siccità prolungate e le ondate di calore eccezionali influiscono negativamente sulle popolazioni di rettili, specialmente nelle specie con distribuzione montana o in quelle che dipendono da condizioni microclimatiche specifiche.

Predatori introdotti. Come accennato, i gatti inselvatichiti e i gatti domestici a libero accesso all'esterno rappresentano una delle maggiori minacce per le lucertole e i gechi. Il ratto nero (Rattus rattus), introdotto dall'uomo, predica le uova e i neonati di diverse specie di rettili.

I rettili nel folklore italiano e il superamento dei pregiudizi

La storia del rapporto tra l'uomo italiano e i rettili è una storia complessa, intrecciata tra ammirazione, timore, superstizione e persecuzione. Il geco era considerato di buon auspicio nelle tradizioni rurali siciliane e calabresi; la lucertola verde era, nella tradizione classica, simbolo di sapienza e di ricerca della conoscenza (l'antico dio Hermes era spesso raffigurato con una lucertola); il serpente, al contrario, era associato al pericolo, al veleno, al diavolo.

Questa ambivalenza ha prodotto nei secoli una tolleranza selettiva: i gechi erano benvenuti nelle case, le lucertole erano osservate con simpatica indifferenza, i serpenti — indistintamente pericolosi o innocui — erano sistematicamente eliminati. Oggi, grazie alla diffusione dell'educazione ambientale e a una maggiore consapevolezza ecologica, questo rapporto sta lentamente cambiando. Ma la strada da percorrere è ancora lunga: superare la paura dei serpenti, riconoscere il valore dell'orbettino come animale utile anziché come serpe da uccidere, comprendere che ogni rettile selvatico è un componente insostituibile dell'ecosistema in cui vive, sono obiettivi culturali di lungo periodo che richiedono investimenti in educazione, comunicazione e sensibilizzazione.


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